Anno Nuovo Storie Vecchie

Pubblichiamo, prima di ripartire con regolari aggiornamenti sul Campus & affini, un paio di cose utili nel concreto. Per capire che aria tira in questa città.

Hot topics di inizio anno

Prime impressioni a caldo sul Tref.. Teaching Hub degli studenti, durante i test d’ingresso per la ex Sslmit: ( dal Resto del Carlino edizione cartacea di Venerdì 5 Settembre 2014)

Campus

Altri pareri sul nuovo stabile del Campus (per l’articolo intero vedere QUI – interessanti anche i commenti di alcuni lettori):

Schermata 2014-10-07 alle 20.53.24

Quelli ufficiali e la (triste) novità sulla mensa, neanche troppo sorprendente ( dal Resto del Carlino edizione cartacea di Venerdì 5 Settembre 2014):

Schermata 2014-10-07 alle 13.05.52

Inoltre, il benvenuto di alcuni cittadini forlivesi all’apertura del…Teaching Hub (clicca QUI) :

Schermata 2014-10-07 alle 12.42.41

NB: I rappresentanti di Interassociativo, tra i quali in particolare i rappresentanti di Campus e del Consiglio di Corso di Laurea triennale SID, monitorano la situazione relativa ai trasferimenti nel nuovo stabile Teaching Hub e stanno già raccogliendo varie segnalazioni a riguardo.

Verranno tenute in considerazione, in seguito a verifica, le segnalazioni apparse nei media online ed evidenziate dal Sindacato Unione degli Universitari Forlì. Invitiamo tutti gli studenti a segnalare eventuali criticità, problematiche (o idee e soluzioni), utilizzando i canali di rappresentanza universitaria. Questi sono strumenti utili e necessari proprio in situazioni del genere. Ricordiamo inoltre che i nomi dei rappresentanti sono visibili su tutti i mini-siti dei Corsi UniBo e dei vari organi competenti.

L’indirizzo mail al quale segnalare eventuali problematiche è interassociativo@gmail.com. E’ possibile utilizzare anche il profilo fb Interassociativo Forlì o il gruppo fb SOS #CampusForlì

Alleghiamo nel frattempo due file, a) FAQ rappresentanza studentesca di Interassociativo e b) il Vademecum per l’assistenza sanitaria, scaricabili gratuitamente sia sul nostro blog che sul profilo facebook:

faq interassmedico

I ragazzi/e di Interassociativo.

Annunci

Evoluzioni forlivesi

Online il nuovo numero di Schegge,

Qui Ruffeelings in anteprima,                                                                                                                                                                                                 [con qualche info sulla Scuola di Scienze Politiche, Vice-Presidenza di Forlì]

 

ruffeelingsgiugno

“Ciò che hai sempre voluto da una festa, ma che non hai mai osato chiedere.”

Per anni mi sono chiesta cosa fosse la Tempesta Ormonale, quella festa un po’ misteriosa di cui tutti parlavano ricostruendo pezzi di ricordi sfuocati. La stessa che secondo molti non avrei mai potuto vedere in futuro. “Chissà”, pensavo “sarei voluta esserci”. In vista del suo imminente ritorno, tra tre soli giorni, ho avuto modo di intervistare Matteo Lolletti, tra i più esperti in materia nel panorama italiano e romagnolo. 

Lolletti ha visto arrivare l’università a Forlì, nascere Koinè e ha organizzato la Tempesta Ormonale per più di dieci anni. In occasione dei #20ditempesta, suonerà alla Tempesta Ormonale questo venerdì sera. In un blog che si pone l’obbiettivo di informare gli universitari del Campus forlivese, abbiamo pensato che non potesse mancare un’intervista con lui. 

“Ma la Tempesta, la Tempesta Ormonale te la sei persa, e non sai cosa ti sei persa” mi sentivo ripetere sempre nelle serate forlivesi del primo anno. Quindi, in poche parole, cosa mi sono persa?

Ti sei persa LA festa. La Tempesta era l’evento, l’aspettavi per un anno, era il rito, il passaggio, il cambiamento, l’incontro, c’era un’alchimia particolare… Ha cambiato il modo stesso di intendere le feste, perché era una festa fatta da universitari che un giorno si erano alzati e avevano detto: “ sai cosa c’è? Adesso facciamo basta con le feste per gli universitari, in cui ci derubano, e facciamo la festa degli universitari”. Era la festa in cui si univano la città (almeno una parte, perché l’altra parte odiava la festa nonostante in 14 anni non sia mai accaduto nulla di grave) e il mondo universitario, la festa per la quale le persone tornavano a Forlì, anche solo per una notte, anche da oltreoceano, prenotando aerei e prendendosi le ferie, saltando gli esami, abbandonando matrimoni, mentendo sull’età, attraversando fiumi a nuoto (e non scherzo)… sì, succedevano molte cose durante quella notte…

La Tempesta Ormonale ritorna l’anno dei venti di Koiné, e sarà una serata nel bel mezzo di un bosco con quattro piste, diciotto generi musicali diversi e un altro pezzo di bosco al centro delle piste. Tu suoni.

Sì, suono, ed è strano. Perché vedi mi sono occupato della festa per più di dieci anni, come responsabile organizzativo, e la nostra regola allora era che nessuno di Koiné suonasse alle feste di Koiné, per cui non ho mai fatto il dj alla Tempesta Ormonale. Ma i ragazzi dell’Associazione hanno voluto farmi questo regalo, perché 20 anni fa io c’ero, quando tutto questo è cominciato, e non posso che ringraziarli per avermi invitato.

La tempesta in tre aggettivi?

E difficile, sai perché? Perché di Tempeste, da avventore puro, ne avrò fatte due se non una. I primi aggettivi che mi vengono in mente riguardano il lavoro folle, matto, disperatissimo che c’era dietro alla festa a partire da mesi e mesi prima. Però ci provo: coraggiosa, rivoluzionaria, epica.

Si può dire il perché di questo nome?

No, non si può. Il segreto è custodito in una vecchia cassaforte nella sede storica di Koiné; vedi, è un po’ come la festa: anche ai miei tempi si diceva che alla Tempesta bisognava andarci, per capirla, che non si poteva spiegare…

Penso ai sette anni senza Tempesta.

Sono tanti, troppi, ma è un dato significativo per la città. Noi eravamo dei visionari allora, Forlì – a metà degli anni ’90 – sembrava una capitale europea, soprattutto in rapporto al nulla che c’era stato prima dell’arrivo dell’Università; ha continuato a essere viva e vitale, pur con enormi difficoltà, fino all’inizio del nuovo millennio. Poi, neanche troppo gradualmente, ha cominciato a spegnersi, c’è stata la riforma, le generazioni sono cambiate, è arrivata la repressione. In questo contesto riuscire a fare la Tempesta è stato sempre più difficile…

Cos’è la tempesta, per Forlì?

Per Forlì la Tempesta era un’occasione: per qualcuno per riunirsi in preghiera contro le forze del demonio (giuro), per altri per vivere una notte particolare in una città finalmente normale, in cui i giovani facevano i giovani, si incontravano, ballavano e si divertivano in una festa enorme.

Perché quello era, alla fine: una festa enorme, con migliaia di persone che si divertivano. Per anni, dico sul serio, Forlì è stata la città della Tempesta Ormonale. Penso possa essere ancora così.

E per l’associazione Koiné?

Per Koiné, ai miei tempi, l’incasso della Tempesta rappresentava la possibilità di fare progetti, creare iniziative, realizzare servizi agli studenti che ora sembrano scontati ma che allora non c’erano, perché l’università era giovane e ingenua e povera.

Ed era anche la nostra risposta a una città che si poneva in maniera ostile rispetto agli universitari, che li considerava solo un indotto economico, senza essere in grado di assumersi anche gli oneri di essere una città universitaria. E invece alla Tempesta, alla faccia di chi ci voleva male, partecipava anche tutta quella Forlì – ed era numericamente molto rilevante – che all’università voleva bene, che era felice che ci fosse, che testimoniava un’integrazione.

Cinque anni fa guardavo le foto della serata un po’ invidiosa per non esserci mai stata. Oggi Forlì è ricoperta di volantini con uno spermino in primo piano e la tempesta è tra tre giorni. la speranza è sempre l’ultima a morire. Si riparte?

Lo spero. Non faccio più parte di Koiné da anni, la Tempesta è cambiata, è diversa, e a tal proposito, avendola organizzata per più di dieci anni, posso dire che il modo in cui è realizzata quest’anno è l’unico possibile per farla ripartire. Anche Forlì è cambiata ed è molto diversa, ma quel riflusso che ho notato negli ultimi anni mi sembra si sia finalmente esaurito e ci sia un’inversione di tendenza, netta, dovuta a tanti fattori che sarebbe lunghissimo adesso elencare.

Rivedere il logo della Tempesta fa un effetto particolare, certo, ma allora come oggi credo che l’importante sia, per gli universitari, riprendersi i propri spazi, il proprio destino, la propria storia, senza demandare ad altri, consapevoli del proprio status e della propria forza.
Passa di lì, secondo me, la speranza.

Negli ultimi giorni (anche della magistrale, ndr) mi sono ritrovata a spiegare cosa sia la Tempesta Ormonale. Potresti aiutarmi in questa piccola impresa?

La Tempesta è ciò che hai sempre voluto da una festa, ma che non hai mai osato chiedere.

Una serata nel bosco lontano da una città. Musica e natura.

Quando facemmo la Tempesta l’idea era quella di un luogo nostro, un luogo in cui stare bene, in cui ci fossero solo le persone che volevano esserci, non c’era l’idea di una chiusura.

C’era l’idea di un contesto accogliente, in cui potevi scegliere cosa fare e che serata passare, unita all’idea di ciò che allora – ma credo anche oggi – era il vero elemento che non poteva mancare, ossia la musica. Poi sì, è ovvio, non raccontiamocela troppo, hai vent’anni e hai voglia di divertirti, di bere, di incontrare persone e alla Tempesta la bolgia c’era, visto che venivano migliaia di persone da tutta Italia…

Due o tre dritte per venerdì sera?

Noi avevamo un bar grande mezzo campo da calcio, avevamo migliaia di litri di birra e di vino, un parco enorme, una sicurezza imponente, navette a rotazione continua, dj e musica fino a mattina, venivano migliaia di persone e, ovviamente, qualche testa di [biiip] c’era sempre.

Ma l’assunto di base era che ognuno poteva fare ciò che voleva a patto che non desse fastidio agli altri e li rispettasse.                                                                                                    Così dovrebbe funzionare.

 

 

 

 

Forlì, 3 giugno 2014

E.E

Non c’è niente da fare

Studenti fuorisede a Forlì: prime battute in corso della Repubblica

“Mi dicono che a Forlì non ci sia niente da fare”

“Anch’io ho sentito voci simili…”

“Saranno anni difficili”

“Oppure no”

A essere sinceri, non conosciamo nessun fuorisede a Forlì che non abbia avuto questa conversazione. Nonostante ciò, continuano ad arrivarci voci e ricordi nostalgici un po’ surreali dei “vecchi” universitari Forlivesi. A quanto pare, è davvero difficile non rimpiangere gli anni passati tra piazza Saffi, la Biblioteca Ruffilli (e le deviazioni verso il parco urbano), il forno di Anna, le aule in Valverde e Bologna, non troppo lontana ma neanche troppo vicina.

Forse Forlì non è la città più vivace della Romagna, proprio no, to be fair enough, però se siete universitari, fuorisede o pendolari, capirete presto “cosa si fa a Forlì”. Scoprirete, ad esempio, cosa diventano il parco urbano e l’aperitivo della domenica alla Collina dei Conigli, le partite a ping pong e biliardino nel giardino di Valverde, tutto rigorosamente nel semestre estivo e a settembre.

Forlì riuscirà a stupirvi con i Mercoledì del Cuore (vi chiederete dove sono, di solito, tutti i forlivesi), la notte Verde e l’immancabile Il Rof -come Forlì, però al contrario- tra primavera ed estate. Scoprirete gli aperitivi al Moquette, per fortuna quasi tutto l’anno, e la “settimane delle Lauree”, che si ripete per quattro sessioni l’anno (c’è sempre qualcuno che si deve laureare) oltre a scoprire feste come il Baccanale e la Baraccata. Quest’anno, poi, torna la Tempesta Ormonale.

Capirete presto che Forlì e’ un paesone al centro del paese. Le trasferte tra Bologna, Rimini, Cesenatico e Bertinoro potrebbero diventare routine, ma non crediate che Ravenna, Firenze, Roma, Milano, Padova o Roma non possano diventare abitudinarie (tutte raggiungibili in poco tempo, tra la decina di minuti e le cinque ore massimo, anche a prezzi da universitari).

Se il treno e l’autobus vi fanno male, a forlì potete sempre frequentare qualche corso del CUSB, che offre convenzioni per sport e ce n’è per tutti i gusti: dal Krav Maga alla ginnastica in piscina, passando per il basket e il calcio. Tenete a mente di essere a 15 minuti MASSIMO dalla campagna, a venti in macchina dal mare e a mezz’ora da montagne, fiumi e colline varie.

Oppure (o inoltre) si ci può dilettare con le lingue al Centro Linguistico di Ateneo (CLA) o facendo Tandem linguistico. Anche l’associazionismo universitario non è da sottovalutare: Koiné, SsenzaLiMiTi, Udu, NoprofitLAb, ISEEC, IAPS ed Extreme sono sempre in cerca di volontari per realizzare i progetti più disparati e raccogliere nuove idee.

A Forlì poi non c’è mai abbastanza tempo per studiare. Da ormai un anno, Koinéffem distrae di tanto in tanto da parziali e totali, un po’ come l’Eramsus Aperitif il giovedì sera, la serata universitaria del martedì al Pride o l’aperitivo al Cosmonauta della Domenica e del Lunedì in Valverde. Ancora, come la serata della Vecchia Stazione di venerdì, quella al Diagonal di mercoledì e il Basso Investimento, sempre l’unico aperto fino alle cinque del mattino.

Ovviamente i parziali si studiano meglio la notte, anche perché di giorno si capita sempre impegnati tra la carriera di formatori per il Punto Europa, il servizio civile con l’università o il Comune, le 150ore in qualche ufficio mai sentito prima, o qualche lavoretto ai Musei San Domenico.

Se poi Forlì proprio non la reggete più e avete bisogno di parlarne con qualcuno, il Campus vi dà la possibilità di iscrivervi al SAP, il servizio di Assistenza Psicologica, completamente gratuito.