#laforlìchevorrei

In vista dell’evento di venerdì 27 in Piazza Saffi, #laforlìchevorrei, ho avuto modo di incontrare Aurelia, fuori-sede da un anno a Forlì. Aurelia è membro attivo nell’associazione il Pane e le Rose, associazione culturale che organizza da anni eventi e attività, costituita per la maggiore da studenti universitari e promotrice dell’evento.

#LaForlìCheVorrei è un progetto pensato all’interno dell’iniziativa “Impazza la Piazza”, promosso dal comune di Forlì per animare letteralmente centro storico forlivese e piazza Saffi in particolare. Intervisto Aurelia mentre gli altri ragazzi dell’associazione preparano cartelloni, colorano scritte e scrivono il programma.

#LaForlìcheVorrei. Da dove nasce l’idea? Penso sia al significato del nome che dell’iniziativa che promuovete.

#Laforlìchevorrei nasce in seguito al nostro trasferimento, a metà Aprile, da via dei Filergiti a galleria Vittoria (la nostra attuale sede). E stato un trasferimento di cui non si è potuto fare a meno, a seguito di alcune lamentele del vicinato. Abbiamo riflettuto su quanto accaduto e abbiamo pensato che Forlì ha bisogno di svegliarsi, e consapevoli del fatto che una parte di città che vuole vivere Forlì in modo diverso esiste, non come se fosse un dormitorio, abbiamo deciso di organizzare quest’evento. Con l’obbiettivo di far comprendere l’importanza di un ambiente culturale dinamico, del confronto e dell’aggregazione cittadina.

Parli di qualcosa che va oltre una sola serata?

Si, certo, l”abbiamo sempre pensato come un processo evolutivo. Crediamo che Forlì abbia le potenzialità per crescere grazie al suo essere estremamente eterogenea, e se solo ci fosse desiderio e sostegno di tutta la cittadinanza sarebbe possibile vivere la città, e centro storico, come un luogo di sperimentazione sociale, di costruzione della comunità. La piazza da sempre è un luogo di scambio e di interazione sociale ed così che la immaginiamo, un reale punto di incontro per chi la vivono quotidianamente.

Tra le attività di venerdì sera leggevo Jam session e concerto, gioco dell’oca per universitari, aperitandem, ciclofficina free of charge. Giochi come la corsa con i sacchi, i cruciverba. Sono invitati anche i bimbi?

Per i giochi puntiamo su di loro, sicuramente sono i primi a cui ci rivolgiamo ma sappiamo anche che qualche adulto non disdegnerà!!

Scherzi a parte, le attività di domani sera coinvolgono potenzialmente tutti i principali “abitanti” del centro storico: universitari fuorisede, cittadini non italiani e residenti forlivesi. Senza contare appunto i bimbi e le famiglie in generale, i giovani e gli studenti delle superiori. Pensi avverrà davvero?

Sono molto positiva, è un iniziativa grandiosa che coinvolge tutte le sfere sociali. Perché non andarci? Credo che in un centro piccolo come questo sia innaturale non essere uniti e complici. Proprio per questo credo che questa iniziativa possa essere il primo tassello per cercare un’integrazione culturale e intellettuale di cui parlavo prima. Ci stiamo muovendo nella direzione giusta e sicuramente non siamo da soli!

Ci sono numerose associazioni sia culturali che universitarie e cittadine coinvolte nelle attività di venerdì sera. Pensi che ci sia o stia emergendo uno spirito positivo di collaborazione e dialogo tra il mondo universitario e il resto della cittadinanza?

Tra il mondo universitario in particolare e la cittadinanza c’è molto su cui lavorare, ma credo che una parte di Forlì, quella delle associazioni culturali, dell’università e da diversi cittadini, abbia il desiderio di apportare un cambiamento e una visione positiva della questione. E’ necessario che si trovi un nuovo metodo per una giusta convivenza, che passi dal rispetto e dalla tolleranza, e tutto il resto avverrà in maniera più che naturale; i mezzi ci sono, basta sfruttarli.

L’obbiettivo Aperitandem.

L’aperitandem è un approccio diverso, più diretto e forse più genuino di altri, a diverse culture e lingue. Abbiamo coinvolto ragazzi che provengono da altre zone d’Europa tramite progetti di mobilità internazionale, quindi domani sarà possibile fare due chiacchere con madrelingua (di più lingue). Abbiamo anche pensato che gli studenti internazionali non sono gli unici stranieri a Forlì, ma che ci sono persone qui ormai da tanto tempo per motivi di lavoro. Vengono dall’Africa o Medio Oriente, per citare dei nomi. Perché non coinvolgere anche i loro? Parlano più lingue di noi e fanno parte di questa città. Meglio di così?

La Forlì che vorresti tu? Com’è?

E’ una città a misura di diversità, una città più tollerante verso chi è più vivace, più comprensiva ed accogliente; una città che abiti gli spazi aperti e che li lasci vivere serenamente anche a chi non è nato lì, a chi è di passaggio e a chi arriverà. La Forlì che vorrei è tutto questo ma anche altro ancora, è un percorso di crescita della città che è necessario pensare e disegnare insieme.

 

Forlì, 26 giugno

Interassociativo

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