Open Campus – Dopo il pomeriggio di Sabato 12 Aprile

 

In occasione dell’apertura dei cantieri al Campus universitario di Forlì, rappresentanti e studenti di Interassociativo hanno partecipato attivamente “al tour nel Trefolo” rivolto alla cittadinanza. Il gruppo visite, coordinato all’architetto Argnani, ci ha permesso di visitare l’atrio, le aule e le zone studio della struttura alla presenza del Sindaco e del Coordinatore di Campus.

L’evento, presentato dal Sindaco uscente e dall’Architetto Argnani (responsabile dei lavori per il Comune) e da un intervento del Coordinatore del Campus di Forlì San Vicente, ha riscosso buona partecipazione da parte della cittadinanza e degli studenti universitari, dai quali iniziano a emergere i primi pareri (sia positivi che negativi). Come già successo per l’evento del 7 Marzo, la visita non è stata pubblicizzata come sperato tra universitari e corpo docente ed è stata pubblicata a ridosso di Sabato 12.

Più che risorsa per gli universitari, focus dell’intervento del sindaco è stato l’impatto che il campus avrà sulla vita dei forlivesi, essendo parte fondante della “rinascita progettuale del centro storico”. Usando le parole del primo cittadino, un vero e proprio “magnete” che riaccenderà il centro forlivese, pensato all’interno di un progetto molto più ampio che ridisegnerà la geometria di Forlì.

Gli elementi chiave della mensa (attiva in teoria da settembre 2014) e del parco, entrambi aperti al pubblico come l’atrio del Trefolo (che collegherà – a Sauli Saffi concluso- viale Corridoni e piazzale Solieri), sono stati focus della presentazione, poiché tramite e collante tra il mondo universitario e quello forlivese.

Un’opera sicuramente imponente sia in termini economici, tecnici che “filosofici”, probabilmente impensabile da progettare oggi. Per usare le parole del Sindaco, “pronta” per essere affidata al “suo nuovo padrone”, l’università, “pronta” a sua volta a prenderne le redini in tempi ormai ridottissimi.

Non è di certo possibile mettere in discussione che il Campus universitario di Forlì non avrà paragoni in termini di impatto (positivo) sulla città e rispetto alla media delle infrastrutture universitarie a livello nazionale. Quanto ad oggi emerge, piuttosto, è il dubbio, neanche troppo flebile, che manchi l’attenzione e la giusta riflessione sull’impatto che il Campus avrà dentro le mura dell’università, in termini di cambiamenti pratici di organizzazione dell’attività didattica.

È vero, ad esempio, che il ruolo di magnete del campus rispetto alla città potrebbe fare miracoli sull’interazione tra mondo universitario e mondo cittadino, oltre a divenire un collante tra le Scuole stesse. È indubbio anche che il grandissimo parco verde al suo interno sia una risorsa più che significativa e scontata, un plus non da poco a disposizione di studenti e professori ma anche dell’intera cittadinanza.

Ma cosa succederà alla vita dello studente universitario di Scienze Politiche, Lingue ed Economia quando le aule Mazzini e Magna, Palazzo Becchi, Delle Vacche e le aule di Via Pratella non ci saranno più e tutto convergerà nel Trefolo?

Questi nuovi spazi sono stati progettati realmente “a misura di studente”? Cosa succederà alla didattica e alla qualità dei Corsi di Laurea?

Ad oggi, non risultano disponibili nemmeno ai rappresentanti degli studenti in Consiglio di Campus i dati sulla gestione delle aule, come la loro capienza precisa, il numero e la gestione degli spazi studio (discrepanze di circa 200 posti sono emerse a riguardo rispetto a quanto precedentemente comunicato in sede ufficiale).

Ancora, per quanto concerne la gestione degli spazi, non è chiaro e definito – a meno di tre mesi dall’inizio dei trasferimenti – chi andrà dove, cioè quali corsi di laurea verranno spostati e in quali spazi. La ex-Sslmit, ad esempio, sarebbe dovuta essere spostata in parte nel trefolo e in parte su pneumo (dove ora c’è il labterm), mentre da recenti comunicazioni pare venga trasferita interamente su pneumo confermando le attività a Palazzo Montanari: sottintesa, di conseguenza, la divisione della didattica in due sedi. Non è chiaro inoltre dove e in che numero saranno collocate e disponibili le cabine di interpretazione e quali aule saranno adeguate alla specificità della didattica dell’ex-Sslmit.

Per Scienze Politiche, inoltre, non è chiaro come verrà gestita l’assenza di un’aula di oltre 300 posti (l’aula magna ne conta circa 398) laddove non si possa procedere con gli sdoppiamenti dei corsi, ad esempio a causa di mancanza di finanziamento da parte dei dipartimenti o di fondi della stessa Scuola, come è emerso dagli ultimi dati. Come verranno garantiti i corsi se il numero degli iscritti alla sede dovesse aumentare in maniera consistente, considerando anche l’unicità dei corsi forlivesi in seguito agli effetti del ddl 240/2010 (rif. Gelmini), non è dato sapersi. Siamo in stretto contatto con le figure chiave del Campus e della Vice-Presidenza al fine di monitorare al meglio questa situazione, di fronte alla quale non possiamo che avere perplessità e dubbi sulla sua gestione e sugli effetti. Preoccupazioni, d’altra parte, spesso condivise in sede ufficiale anche dal corpo docente.

I posti studio a disposizione sono collocati nei 3 tubi, ma non sono da considerarsi come aule studio individuali (come nella Biblioteca Ruffilli). Inoltre, questi tubi non saranno divisi in alcun modo né dalle varie trombe delle scale né dai corridoi dei 3 blocchi aule. Dal momento che il blocco aule potrà ospitare più di 3000 studenti in contemporanea e alcune delle aule (7 su 16) sono in due dei tre tubi, ci chiediamo quanto quegli spazi possano essere realisticamente fruibili per lo studio o per lavori di gruppo.

Quanto non possiamo capire, tuttavia, è come le Scuole interessate, che in questo periodo dovrebbero approvare definitivamente la programmazione didattica, possano garantire qualità e standard ad oggi tenuti senza avere a disposizione la conformazione dei locali.

Ancora, le planimetrie dei locali del Trefolo, richieste per avere maggiore consapevolezza sull’impatto dei trasferimenti, sono state rese disponibili ai rappresentanti degli studenti solo sotto liberatoria per volere del Comune, ci hanno detto all’università. Una liberatoria che autorizzava la “mera condivisione con studenti e NON attraverso mezzi telematici”, non comprendendo quindi professori o personale tecnico/amministrativo. Inoltre, ma l’abbiamo potuto constatare solo dopo aver visto le planimetrie (per concessione di un rappresentante alla Scuola di Scienze Politiche), tutto il materiale messo a disposizione era già pubblico (il bando per la costruzione del campus è stato un bando internazionale) e di conseguenza non preciso su dati e stime.

Durante la presentazione, l’architetto Argnani ha sottolineato come i lavori di demolizioni all’interno del Campus sono fino ad oggi stati effettuati senza che la cittadinanza se ne accorgesse. Ci chiediamo, ancora, quanto e se i lavori per la ristrutturazione del padiglione Sauli Saffi (che dureranno buona parte del prossimo anno accademico) avranno un impatto sulla didattica. Per dirla in parole povere, si farà lezione con la colonna sonora di un cantiere? Ancora, quando è prevista la consegna del Sauli Saffi e la conseguente apertura del collegamento Solieri – Corridoni? E il bando della mensa (che presumibilmente avrà una finestra molto ampia)? È già capitato in passato che la data di inizio di erogazione del servizio fosse posticipata. Il bando dovrà presumibilmente rimanere aperto per un periodo di tempo rilevante, e mancano ormai solo cinque mesi a Settembre. Abbiamo preso contatti e richiesto ripetutamente informazioni a riguardo ai rappresentanti eletti all’Ergo, ma, a quanto ci risulta, non vi sono dati rilevanti sul monitoraggio della questione (sul quale non esistono informazioni disponibili agli studenti né sugli sviluppi né sulle azioni intraprese a riguardo).

I soggetti coinvolti nel processo di trasferimento e di completamento/attivazione del Trefolo sono davvero tanti e la complessità della gestione e della fluidità delle decisioni è certamente comprensibile, oltre che prevedibile. Per concludere, possiamo capire, e capiamo, la difficoltà e i precari equilibri di un processo così dinamico e che coinvolge un altissimo numero di istituzioni, enti e aziende.

Quanto è sempre più in dubbio, e che invece non possiamo capire né accettare, è se si stia davvero perdendo di vista l’unico obbiettivo che dovrebbe avere la costruzione di un nuovo campus universitario.

Quello, a nostro parere, di migliorare la qualità della vita accademica di ogni studente, dei corsi di laurea presenti sul territorio e di creare migliori condizioni di insegnamento per gli insegnanti e tutti coloro che lavorano all’università.

Rappresentanti e studenti Interassociativo

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